Non ho scelto la cera vegetale per moda. È stata una conseguenza naturale di tutto quello che facevo già.

Quando preparavo creme in casa, ho iniziato a informarmi sulle cere usate nei cosmetici, su cosa fossero davvero e da dove arrivassero. È stato lì che ho scoperto che la cera di paraffina è un derivato del petrolio.

Non l’ho mai utilizzata.

Non per ideologia, ma perché non aveva senso. Amo la natura, cerco di rispettarla, sono contro la sperimentazione animale. Volevo qualcosa di vegetale, qualcosa che fosse coerente con il resto della mia vita.

Quando ho iniziato a fare candele, la scelta era già fatta. Non c’è stato un vero dubbio, né confronti complicati tra materiali. Semplicemente, per me esisteva solo una direzione possibile.

La cera di soia mi è piaciuta subito. Ha un colore morbido, un profumo leggero, e quando si raffredda non diventa mai perfettamente liscia. Fa delle piccole onde, degli avvallamenti, superfici sempre diverse. Sembra una distesa di velluto con piccole piegoline. È una materia viva, che si muove e si assesta da sola. Ogni candela è leggermente diversa dall’altra. Ed è proprio questo che mi piace.

Amo produrre pezzi unici, oggetti che non sembrano usciti da uno stampo industriale. È anche per questo che colo quasi sempre le candele in contenitori realizzati da me. Polvere e acqua che si trasformano per accogliere una candela. Mi piace raccontare che è quasi una magia.

Per me la cera vegetale non è una scelta tecnica. È la stessa scelta che faccio quando raccolgo un’erba, preparo una conserva o accendo una candela la sera. Una scelta semplice, coerente con il modo in cui vivo.

Avrei potuto scegliere anche altre cere vegetali. Ce ne sono diverse, ognuna con le sue caratteristiche. Ma la soia mi è sembrata subito quella più vicina a me.

È una cera semplice, pulita, senza eccessi. Brucia lentamente, dura a lungo e lascia pochissima fuliggine. È biodegradabile e deriva da una risorsa rinnovabile.

Non è perfetta, come non lo è nulla di ciò che viene dalla natura. Ma è una scelta equilibrata, concreta, senza estremismi. Per me era quella più coerente.

Quella che aveva senso usare ogni giorno, senza pensarci troppo.