Io vivo a Bolzano, in Alto Adige o Südtirol, va bene uguale.
È una città da centomila abitanti in una conca, caldissima d’estate.
Ma sono cresciuta tra i monti, e lì l’aria atavica si respira davvero.
Vengo da una famiglia semplice.
Mio papà aggiusta tutto: nulla si spreca, tutto si riutilizza.
Si vive rispettando: non si spreca il cibo, non si maltrattano gli animali, la natura, le persone.
Ci si affeziona a tutto: alla casa, alle auto, al cortile, alla vecchia gomma dell’acqua rossa e gialla che ci ha dissetato nelle calde giornate di sudore, risate e ginocchia sbucciate.
La montagna è il mio grande amore.
D’inverno c’è la neve ghiacciata sotto gli sci, l’aria fatta di spilli sulle guance che si arrossano e sulle dita che pizzicano.
La stanchezza felice che accompagna il brodo caldo sotto le coperte, che appesantisce le palpebre.
La montagna d’estate è diversa.
È caldo, il sole che brucia la faccia e ti fa ridere, i mille fiori di campo che sono stupendi anche se puzzano un po’ di pipì, le api che ronzano e i bombi cicciotti che succhiano il nettare appesi un po’ storti su fiori sul punto di spezzarsi… ma che non si spezzano mai.
Le api no, loro sono serie.
Fanno lavoro di squadra, vanno avanti e indietro con le zampette piene di polline e accade la magia: lo trasformano in miele.
Ci hanno insegnato a dire grazie alle api, al loro lavoro e al miele che ci hanno donato quando d’inverno la gola brucia.

Poi diventi adolescente e la montagna diventa noiosa.
Arrampicarsi, sciare, solo stare…
Gli adolescenti non stanno bene da nessuna parte perché ancora non sanno qual è il loro posto nel mondo.

Io l’ho capito diventando mamma:
ho capito che il segreto non è andare, ma riuscire a stare.
A stare nelle piccole cose,
in un fiore un po’ ammaccato tenuto in un pugnetto chiuso,
nell’amore per quello che ci circonda.
Ma in fondo lo sapevo da sempre dove stava la felicità.
Mio figlio tiene in mano le api, è incredibile: nessuna lo ha mai punto.
Si avvicina, gli parla, appoggia la mano e le tiene sul palmo.
Senza costringerle, loro ci stanno e poi volano via.
Questo è Ari.
E insieme la nostra famiglia è AriA.
Da queste storie nascono le mie candele.
